Bill Gates parla di Windows 8 e del futuro di Microsoft

 

Nel corso del Media Summit di Abu Dhabi, Bill Gates ha confermato che si occuperà a tempo pieno della sua fondazione e quindi non tornerà in Microsoft, seguendo la strada intrapresa da Steve Jobs con Apple. Ciò nonostante non lascerà l’azienda (è membro del consiglio di amministrazione), ma continuerà a seguire da vicino i piani futuri, in particolare la trasformazione da software house a produttore di tablet. Il 26 ottobre, infatti, Microsoft lancerà sul mercato i due Surface con Windows 8 e Windows RT.

Bill Gates ha una lunga storia con i tablet. Nel 2002, quando era ancora alla guida dell’azienda di Redmond, ha annunciato Windows XP Tablet PC Edition, una versione del sistema operativo desktop con alcune funzionalità specifiche per i tablet PC, tra cui il supporto per l’input tramite stilo e la rotazione dello schermo. Il tentativo di portare Windows sui dispositivi mobile non ha però avuto il successo sperato. Dieci anni dopo è nato Windows 8, sviluppato appositamente per questi device, che Microsoft ha deciso di spingere sul mercato aggiungendo la compatibilità con l’architettura ARM e producendo in proprio i due Surface.

L’attuale CEO, Steve Ballmer, in un lettera indirizzata agli azionisti, ai partner e ai dipendenti, definisce Microsoft come una “devices and services company”, ovvero un’azienda che non sviluppa solo software, ma anche hardware che permetterà agli utenti di utilizzare al meglio i servizi di comunicazione, intrattenimento e produttività. Windows 8 unirà dunque le caratteristiche tipiche di un tablet con la potenza di un PC.

Sono molte le novità in arrivo: Office 2013, Xbox Music, SmartGlass, SkyDrive e Skype, applicazioni e servizi che offriranno agli utenti un’esperienza unica su PC, notebook e tablet, combinando il tradizionale desktop con i nuovi fattori di forma mobile. Microsoft quindi si appresta a entrare in una nuova era. Nei prossimi anni l’azienda svilupperà altri prodotti (forse anche smartphone), diventando sempre più simile ad Apple.

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Microsoft chiede a Google di censurare Wikipedia

Microsoft ha inviato a Google una richiesta di blocco per alcuni siti molto conosciuti, in quanto accusati di pubblicare contenuti protetti dal diritto d’autore. Una possibilità offerta dal DMCA (Digital Millennium Copyright Act), legge in vigore negli Stati Uniti, ma in questo caso i destinatari del “takedown notice” sono Wikipedia, BBC e lo stesso Governo che ha emanato la controversa normativa. È evidente che si è trattato di un grossolano errore.

Come tutte le aziende che scoprono contenuti illegali su Internet, anche Microsoft ha chiesto spesso (oltre cinque milioni di richieste nell’ultimo anno) a Mountain View di censurare i siti Web che ospitano direttamente software pirata o pubblicano link verso fonti esterne. Negli ultimi tempi però il numero di avvisi ricevuti da Google è aumentato in maniera esponenziale, in quanto la scansione delle pagine viene effettuata in modo automatico, senza l’intervento umano.

Come dimostra la richiesta inviata a fine luglio, non sempre questi sistemi funzionano in maniera ottimale. Insieme ai classici link torrent, fra le 66 pagine Web Microsoft ha segnalato siti legittimi, accusati ingiustamente di pubblicare copie pirata di Windows 8 beta. Wikipedia, BBC, CNN, TechCrunch, The Huffington Post, The Washington Post, AMC Theatres, RealClearPolitics, Buzzfeed e addirittura il sito del Dipartimento della Salute del Governo degli Stati Uniti avrebbero violato la normativa sul diritto d’autore. Fortunatamente Google ha realizzato una sorta di white list per evitare che venga attuata una censura a tappeto. Quasi tutti gli articoli pubblicati sono ancora visibili tra i risultati della ricerca.

TorrentFreak segnala che questo non è un errore isolato. In passato Microsoft ha richiesto la rimozione della URL di Spotify e, in diverse occasioni, anche di censurare il suo stesso motore di ricerca Bing. A questo punto è evidente che l’intera procedura deve essere rivista per evitare la scomparsa da Google di siti perfettamente legali.

Skype può intercettare le conversazioni?

Skype è da sempre considerato un software “pericoloso”, in quanto non permette alle forze dell’ordine di intercettare le conversazioni tra persone sospettate di organizzare azioni criminali. La recente modifica dell’architettura di rete per il noto client VoIP, secondo alcuni, sarebbe stata effettuata per soddisfare le richieste provenienti da diverse nazioni.

In alcuni paesi, tra cui Stati Uniti e Australia, sono in discussione proposte di legge che potrebbero obbligare le software house a inserire una backdoor a scopo intercettazione nei programmi per le chat. Fin dalla sua nascita, avvenuta nel 2003, Skype ha sempre utilizzato un sistema che cifra la trasmissione dati e una complessa architettura peer-to-peer. Tutti i tentativi compiuti finora per intercettare le conversazioni sono miseramente falliti.

Circa un anno fa, Skype è stata acquisita da Microsoft per 8,5 miliardi di dollari. Un mese dopo, il Patent and Trademark Office degli Stati Uniti ha concesso un brevetto all’azienda di Redmond relativo ad una tecnologia che permette di registrare le comunicazioni trasmesse mediante un software VoIP. Non è comunque possibile confermare se questa tecnologia sia stata integrata in Skype. In ogni caso, la policy per la privacy afferma che l’azienda può fornire i contenuti delle conversazioni alle forze dell’ordine, se richieste.

All’inizio di maggio, Microsoft ha inoltre confermato che l’architettura del servizio non è più basata sul protocollo P2P, ma i supernodi sono stati gradualmente sostituiti da server dedicati, basati su Linux, ospitati nei data center dell’azienda. Lo scopo di questo cambiamento è migliorare la scalabilità, le prestazioni e l’affidabilità, anche se qualcuno ipotizza che la nuova architettura sia stata implementata per agevolare le intercettazioni a norma di legge. Un portavoce di Skype ha dichiarato che l’azienda collabora con le forze dell’ordine, senza tuttavia confermare l’esistenza di una tecnologia per l’ascolto delle conversazioni tra gli utenti.