Apple e la guerra dei brevetti, ecco come è iniziata

La guerra dei brevetti che da ormai oltre un anno vede impegnate realtà come Apple e Samsung affonda le sue radici in tempi ben più lontani. Bisogna tornare al 2006 per scoprire dove nasce la pratica di registrare proprietà intellettuali per ogni singola invenzione proveniente dai laboratori di Cupertino. A raccontarlo è un lungo articolo comparso sulle pagine del New York Times, che spiega perché la mela morsicata si è vista costretta a depositare la documentazione su ogni tecnologia o elemento di design integrato nei suoi dispositivi.

La svolta è avvenuta quando la compagnia ha dovuto sborsare 100 milioni di dollari per aver perso una causa legale contro Creative Technology, una delle aziende più longeve nella realizzazione di prodotti per il digital entertainment. Questa aveva puntato il dito contro Apple per la messa in vendita di un “portable music playback device” (“dispositivo portatile per la riproduzione di musica”), in altre parole la linea iPod.

Da quel giorno Steve Jobs pretese la registrazione del maggior numero di brevetti possibile, organizzando ogni mese riunioni con ingegneri e legali: i primi chiamati a spiegare le innovazioni in cantiere, gli altri per verificare la possibilità di inoltrare la documentazione all’USPTO (United States Patent and Trademark Office). Anche se questo non è possibile, Apple invia comunque la richiesta, in modo da impedire ad altre aziende di farlo in futuro in caso di risposta negativa.

Questo ha portato la società a poter vantare un portfolio di oltre 4.000 brevetti depositati dal 2001 a oggi, ma non senza ripercussioni sul lato economico. Sono i numeri a dimostrarlo: per la prima volta nella sua storia, nel 2011 Apple ha investito più nelle proprietà intellettuali che nella ricerca. Ecco come un portavoce della compagnia ha commentato la questione.

Apple ha sempre puntato sull’innovazione. Per proteggere le nostre invenzioni abbiamo brevettato molte delle nuove tecnologie. In alcuni casi ci siamo visti costretti a intraprendere procedimenti legali in caso di disputa, ma come ultima risorsa.

Pensiamo che le altre aziende debbano sognare i loro prodotti e non limitarsi a copiare i nostri. A fine agosto un giudice della California è giunto alla stessa conclusione.

Annunci