Skype, il worm Dorkbot chiede un riscatto

 

Nelle ultime ore molti utenti di Skype hanno visto comparire un messaggio che apparentemente sembra provenire da uno dei propri contatti. In realtà si tratta di una tecnica ingannevole utilizzata dal worm Dorkbot, già noto per aver infettato Facebook e Twitter, con la quale l’ignaro utente viene indotto a cliccare su un link che trasforma il computer in uno “zombie”. L’azienda estone, ora di proprietà Microsoft, ha reso noto di essere al lavoro per cercare una soluzione al problema.

Il termine esatto per indicare questo tipo di worm è ransomware, ovvero un malware che prende il controllo del computer e blocca qualsiasi tentativo di intervento da parte dell’utente finché non viene pagata una somma di denaro. Il messaggio che viene visualizzato su Skype è “lol is this your profile pic?”, seguito da un link che punta a “Skype_todaysupdate.zip”. Dopo aver infettato il computer, Dorkbot lo collega a una botnet e impedisce l’accesso ai file. Successivamente viene visualizzato un altro messaggio con il quale l’hacker chiede all’utente un riscatto di 200 dollari. Se non viene soddisfatta questa richiesta entro 24 ore, verranno cancellati tutti i file.

I messaggi sono scritti prevalentemente in inglese, ma in alcuni casi è stato utilizzato il tedesco. Inoltre, sono state individuate diverse varianti di Dorkbot, così come del file allegato. Fortunatamente sembra che, almeno per il momento, la diffusione del worm sia abbastanza limitata. Trend Micro ha rilevato nelle ultime dodici ore circa 400 infezioni, che sono state rimosse con successo dai suoi antivirus.

Skype, attraverso un suo portavoce, ha comunicato di essere al lavoro per mitigare l’impatto del malware. Nel frattempo, l’azienda consiglia agli utenti di installare la versione più recente del software VoIP e le ultime patch del sistema operativo. In ogni caso, è bene non cliccare su link dai nomi dubbi anche quando provengono dagli amici.

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Office 2013 su Android e iOS da marzo

 

Office 2013, la nuova suite di applicazioni per la produttività in arrivo poco dopo il sistema operativo Windows 8, sarà disponibile anche per l’utenza mobile di Android e iOS a partire dal mese di marzo. La conferma arriva da Petr Bobek, product manager della società di Redmond intervenuto oggi a una conferenza organizzata nella Repubblica Ceca.

Le parole del portavoce di Microsoft lasciano dunque poco spazio a interpretazioni errate e vanno a ufficializzare quanto già ipotizzato da rumor e indiscrezioni fin dalla primavera scorsa.

Oltre alla versione per la piattaforma Windows 8, Office 2013 sarà disponibile anche per altri sistemi operativi: Windows Phone, Windows RT, OS X, Android, iOS e Symbian.

In passato si è parlato più volte della possibilità che Microsoft fosse al lavoro su un’edizione di Office sviluppata appositamente per iPad, ma stando all’annuncio odierno è chiaro come Word, Excel, PowerPoint e gli altri software del pacchetto siano destinati a debuttare anche su smartphone e tablet equipaggiati con Android. Sarà interessante capire a quale prezzo, considerando anche la concorrenza di alternative come gli strumenti offerti dall’applicazione gratuita Google Drive, con l’accesso ai documenti di Google Docs.

Inoltre, nel giugno scorso il gruppo di Mountain View ha portato a termine l’acquisizione di QuickOffice, società specializzata proprio nello sviluppo di software per la produttività da utilizzare su dispositivi mobile. Alla luce della conferma odierna, quello della consultazione, modifica ed elaborazione dei documenti su smartphone e tablet sembra avere le carte in regola per diventare uno dei prossimi terreni di scontro tra Google e Microsoft.

Bill Gates parla di Windows 8 e del futuro di Microsoft

 

Nel corso del Media Summit di Abu Dhabi, Bill Gates ha confermato che si occuperà a tempo pieno della sua fondazione e quindi non tornerà in Microsoft, seguendo la strada intrapresa da Steve Jobs con Apple. Ciò nonostante non lascerà l’azienda (è membro del consiglio di amministrazione), ma continuerà a seguire da vicino i piani futuri, in particolare la trasformazione da software house a produttore di tablet. Il 26 ottobre, infatti, Microsoft lancerà sul mercato i due Surface con Windows 8 e Windows RT.

Bill Gates ha una lunga storia con i tablet. Nel 2002, quando era ancora alla guida dell’azienda di Redmond, ha annunciato Windows XP Tablet PC Edition, una versione del sistema operativo desktop con alcune funzionalità specifiche per i tablet PC, tra cui il supporto per l’input tramite stilo e la rotazione dello schermo. Il tentativo di portare Windows sui dispositivi mobile non ha però avuto il successo sperato. Dieci anni dopo è nato Windows 8, sviluppato appositamente per questi device, che Microsoft ha deciso di spingere sul mercato aggiungendo la compatibilità con l’architettura ARM e producendo in proprio i due Surface.

L’attuale CEO, Steve Ballmer, in un lettera indirizzata agli azionisti, ai partner e ai dipendenti, definisce Microsoft come una “devices and services company”, ovvero un’azienda che non sviluppa solo software, ma anche hardware che permetterà agli utenti di utilizzare al meglio i servizi di comunicazione, intrattenimento e produttività. Windows 8 unirà dunque le caratteristiche tipiche di un tablet con la potenza di un PC.

Sono molte le novità in arrivo: Office 2013, Xbox Music, SmartGlass, SkyDrive e Skype, applicazioni e servizi che offriranno agli utenti un’esperienza unica su PC, notebook e tablet, combinando il tradizionale desktop con i nuovi fattori di forma mobile. Microsoft quindi si appresta a entrare in una nuova era. Nei prossimi anni l’azienda svilupperà altri prodotti (forse anche smartphone), diventando sempre più simile ad Apple.

Microsoft chiede a Google di censurare Wikipedia

Microsoft ha inviato a Google una richiesta di blocco per alcuni siti molto conosciuti, in quanto accusati di pubblicare contenuti protetti dal diritto d’autore. Una possibilità offerta dal DMCA (Digital Millennium Copyright Act), legge in vigore negli Stati Uniti, ma in questo caso i destinatari del “takedown notice” sono Wikipedia, BBC e lo stesso Governo che ha emanato la controversa normativa. È evidente che si è trattato di un grossolano errore.

Come tutte le aziende che scoprono contenuti illegali su Internet, anche Microsoft ha chiesto spesso (oltre cinque milioni di richieste nell’ultimo anno) a Mountain View di censurare i siti Web che ospitano direttamente software pirata o pubblicano link verso fonti esterne. Negli ultimi tempi però il numero di avvisi ricevuti da Google è aumentato in maniera esponenziale, in quanto la scansione delle pagine viene effettuata in modo automatico, senza l’intervento umano.

Come dimostra la richiesta inviata a fine luglio, non sempre questi sistemi funzionano in maniera ottimale. Insieme ai classici link torrent, fra le 66 pagine Web Microsoft ha segnalato siti legittimi, accusati ingiustamente di pubblicare copie pirata di Windows 8 beta. Wikipedia, BBC, CNN, TechCrunch, The Huffington Post, The Washington Post, AMC Theatres, RealClearPolitics, Buzzfeed e addirittura il sito del Dipartimento della Salute del Governo degli Stati Uniti avrebbero violato la normativa sul diritto d’autore. Fortunatamente Google ha realizzato una sorta di white list per evitare che venga attuata una censura a tappeto. Quasi tutti gli articoli pubblicati sono ancora visibili tra i risultati della ricerca.

TorrentFreak segnala che questo non è un errore isolato. In passato Microsoft ha richiesto la rimozione della URL di Spotify e, in diverse occasioni, anche di censurare il suo stesso motore di ricerca Bing. A questo punto è evidente che l’intera procedura deve essere rivista per evitare la scomparsa da Google di siti perfettamente legali.

Apple e la guerra dei brevetti, ecco come è iniziata

La guerra dei brevetti che da ormai oltre un anno vede impegnate realtà come Apple e Samsung affonda le sue radici in tempi ben più lontani. Bisogna tornare al 2006 per scoprire dove nasce la pratica di registrare proprietà intellettuali per ogni singola invenzione proveniente dai laboratori di Cupertino. A raccontarlo è un lungo articolo comparso sulle pagine del New York Times, che spiega perché la mela morsicata si è vista costretta a depositare la documentazione su ogni tecnologia o elemento di design integrato nei suoi dispositivi.

La svolta è avvenuta quando la compagnia ha dovuto sborsare 100 milioni di dollari per aver perso una causa legale contro Creative Technology, una delle aziende più longeve nella realizzazione di prodotti per il digital entertainment. Questa aveva puntato il dito contro Apple per la messa in vendita di un “portable music playback device” (“dispositivo portatile per la riproduzione di musica”), in altre parole la linea iPod.

Da quel giorno Steve Jobs pretese la registrazione del maggior numero di brevetti possibile, organizzando ogni mese riunioni con ingegneri e legali: i primi chiamati a spiegare le innovazioni in cantiere, gli altri per verificare la possibilità di inoltrare la documentazione all’USPTO (United States Patent and Trademark Office). Anche se questo non è possibile, Apple invia comunque la richiesta, in modo da impedire ad altre aziende di farlo in futuro in caso di risposta negativa.

Questo ha portato la società a poter vantare un portfolio di oltre 4.000 brevetti depositati dal 2001 a oggi, ma non senza ripercussioni sul lato economico. Sono i numeri a dimostrarlo: per la prima volta nella sua storia, nel 2011 Apple ha investito più nelle proprietà intellettuali che nella ricerca. Ecco come un portavoce della compagnia ha commentato la questione.

Apple ha sempre puntato sull’innovazione. Per proteggere le nostre invenzioni abbiamo brevettato molte delle nuove tecnologie. In alcuni casi ci siamo visti costretti a intraprendere procedimenti legali in caso di disputa, ma come ultima risorsa.

Pensiamo che le altre aziende debbano sognare i loro prodotti e non limitarsi a copiare i nostri. A fine agosto un giudice della California è giunto alla stessa conclusione.

Google, prestiti da 100.000 dollari per gli inserzionisti

 

Google ha fatturato lo scorso anno circa 37 miliardi di dollari grazie agli investimenti degli inserzionisti nella piattaforma AdWords, ma per il futuro sembra intenzionata ad aumentare ulteriormente il volume d’affari. Con questo obiettivo il gruppo ha lanciato un’iniziativa che prevede la possibilità di ottenere una sorta di prestito da parte delle piccole e medie aziende che intendono acquistare pubblicità online, attraverso il rilascio di vere e proprie carte di credito.

Il progetto ha già preso il via sul territorio britannico, ma stando a quanto riportato dal Financial Times arriverà preso anche negli Stati Uniti e in altri paesi europei. In sintesi, Google permette di chiedere denaro per comprare banner o link sponsorizzati sul proprio motore di ricerca o attraverso gli spazi messi a disposizione dal network AdWords, da restituire con un tasso d’interesse fortemente agevolato. Una formula simile a quella di cui si è parlato nelle ultime settimane e che vede coinvolta Amazon, pronta a incentivare la distribuzione di libri in formato elettronico tramite la propria piattaforma.

Da 200 a 100.000 dollari, questo il range dell’importo che la società di Mountain View è disposta a concedere agli inserzionisti, con la certezza che una volta sperimentato il modello di business basato sulla promozione online questi continuino poi ad acquistare advertising anche in futuro. Un progetto, quello di Google, che dimostra come il raggio d’azione dell’azienda sia ormai esteso a pressoché tutti gli ambiti: dalle ricerche su Internet al mondo mobile con l’ecosistema Android, dalla connettività di Fiber alla concessione di prestiti con questa nuova iniziativa.

Samsung Galaxy S4 con 3 GB di RAM?

 

Samsung Galaxy S3 è stato lanciato da pochi mesi (l’aggiornamento a Jelly Bean sarà distribuito a partire da domani) e già si parla del successore, quel Galaxy S4 che con tutta probabilità non verrà svelato fino alla primavera 2013. Questo non impedisce però la diffusione di rumor e indiscrezioni sullo smartphone, come accaduto nel fine settimana.

Il prossimo telefono Android di fascia alta del colosso coreano potrebbe essere equipaggiato con 3 GB di RAM, stando a un’immagine pubblicata sulle pagine di SamMobile. Lo scatto, visibile in apertura, mostra due prototipi con un adesivo attaccato nella parte alta e un riferimento ben chiaro al quantitativo di memoria integrato. Non ci sono informazioni sul nome di questi “test device”, ma si tratta con tutta probabilità dei prossimi Samsung top di gamma che l’azienda spedirà nei negozi il prossimo anno.

I prodotti del segmento mobile hanno davvero bisogno di così tanta RAM? Non oggi, come dimostrano le schede tecniche dei dispositivi di ultima generazione, ma in futuro le cose potrebbero cambiare. Le funzionalità degli smartphone sono evolute al punto di poter sostituire almeno in parte quelle messe a disposizione dai tradizionali computer portatili, con applicazioni studiate ad esempio per l’editing dei documenti o per la fruizione dei contenuti multimediali.

Se Galaxy S3 può essere considerato un telefono in grado di gestire qualsiasi software senza problemi o rallentamenti, di certo il suo successore farà di meglio. Nei prossimi mesi, c’è da esserne certi, saremo invasi da una nuova ondata di rumor riguardanti le caratteristiche del Samsung Galaxy S4.

I labrador fiutano i tumori: li vedono prima di test e macchine

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Annusano i campioni di urine e si siedono o si sdraiano di fronte a quelli in cui fiutano la malattia, le cellule malate. Quando il campione è negativo invece restano in piedi e fissano insistentemente il conduttore. Sono i cani “fiuta tumori”, addestrati in Inghilterra e in grado di percepire attraverso l’olfatto la presenza o il possibile svilupparsi di una malattia, il tutto ovviamente prima di test o macchinari ospedalieri.

Si tratta di due labrador addestrati nel Regno Unito in grado di fiutare i tumori. Sbarcati in Trentino, a Pergine Valsugana, i due cani sono anche attenti al calo di zucchero nel sangue di diabetici di tipo 1 (senza alcun test sul sangue) e possono diagnosticare il raro morbo di Addison (ghiandole surrenali in tilt) o la narcolessia. Come i loro”amici” della polizia che fiutano droghe o esplosivi, sembrano non sbagliare un colpo.

La nera Lucy ha sei anni, è una veterana e stupisce gli italiani invitati per metterla alla prova. Glenn è un cucciolone di 18 mesi, sta completando il suo addestramento proprio a Pergine Valsugana dove entrambi i cani sono ospitati. Lucy è il “primario” e Glenn lo “specializzando”. Lucy è capace di diagnosticare carcinomi alla vescica, prostata, polmoni e reni. Glenn sta imparando.

La sperimentazione è curata dal Medical Detection Dogs Italia (Mdd), una onlus che si occupa di ricerca medica con l’utilizzo dei cani in svariati ambiti, da quello della ricerca delle cellule tumorali nelle urine a quello d’allarme per un pericoloso calo di zucchero nei diabetici di tipo 1. Il loro lavoro è di supporto a medici e laboratoristi, nei casi dubbi oppure quando i pazienti rivelano dei sintomi che le analisi non confermano.

Spiega Diego Pintarelli, presidente della onlus, al Corriere della Sera: “In Inghilterra dove da anni si svolge questa attività è stato dimostrato come riescano a individuare cellule tumorali soprattutto negli stadi precoci della malattia”.

“L’attendibilità di questi cani supera il 90% in tumori agli stadi iniziali. E si sono rivelati utili anche per scoprire l’innalzamento o l’abbassamento improvviso di alcuni valori nel sangue – commenta il medico inglese Claire Guest – Sono più di 15 anni che facciamo ricerca e addestriamo cani per questo scopo e forse la conclusione più importante è che se le cellule tumorali hanno un odore allora anche virus o batteri ne hanno uno e quindi possono essere individuati dagli amici a quattro zampe”.

Ancora una volta abbiamo una testimonianza che i nostri amici animali riescono a stupirci sempre e ogni giorno ci danno un motivo in più per amarli (ndr).